VILLAFRANCA PIEMONTE (To). La Cappella di Missione.

La Cappella di Missione, nel territorio del Comune di Villafranca Piemonte.

Descrizione:
I primi decenni del XV secolo furono una stagione straordinaria per la pittura del Piemonte, felicemente inserito in un irripetibile contesto politico e culturale internazionale che comprendeva tutta l’area governata dal “bizzarro” duca Amedeo VIII di Savoia, detto “il pacifico”.
Amedeo VIII che divenne persino antipapa, con nome di Felice V, dominava, oltre al Piemonte, la Savoia e parte della Svizzera. La multinazionalità del suo ducato favoriva la fusione di culture vicine ma diversissime in un contesto di straordinaria ricchezza.
Amedeo VIII fu, tra l’altro, il fondatore dell’ordine militare di San Maurizio, poi trasformatosi nell’Ordine Mauriziano, al quale appartengono ancor oggi alcuni splendidi monumenti piemontesi.
Non a caso l’eccezionale fioritura pittorica di quel periodo viene definita gotico internazionale ed annovera, nel segno del più celebre esponente, ossia Giacomo Jaquerio, decine di altri artisti che hanno tramandato un patrimonio inestimabile.
Tra questi artisti, spesso ignoti, brilla Dux Aymo che ha lasciato la sua testimonianza più preziosa nella Cappella di Santa Maria Assunta della frazione Stella, poco fuori dell’abitato di Macello non lontano dal comune di Vigone e nella Cappella di Missione presso Villafranca Piemonte.

Vedi la scheda allegata con una presentazione dettagliata della Cappella Stella di Macello e quella di Missione a Villafranca Piemonte, … di Mario Busatto

Definire i rapporti tra l’arte di Giacomo Jaquerio e le opere di Dux Aymo o degli altri pittori contemporanei attivi nell’area alpina occidentale di Francia, Italia e Svizzera non è facile.
Sostenere che Jaquerio fosse una sorta di capofila sarebbe sicuramente azzardato ma è certo che sia i maestri di cui ci è stato tramandato il nome sia i numerosi anonimi che affrescarono, in quei decenni, le pareti di Chiese e Castelli si mossero nello straordinario ed irripetibile contesto del gotico internazionale secondo criteri ispiratori comuni a cui non erano certamente estranee la conoscenza reciproca, l’influenza della pittura lombarda e di quella borgognona.
Il realismo di Jaquerio si fonde così con la drammaticità del Maestro della Crocifissione (forse Antonius de’ Manzaniis)  nella Chiesa di San Sebastiano a Pecetto Torinese, l’arguzia divertita di Guglielmotto Fantini si sposa con la leggiadria di certe figure femminili nel Castello della Manta o con certe ascetiche immagini degli anonimi frescanti del monregalese.
Ciò che sorprende ed affascina in questo gioco di reciproche influenze all’interno del gotico internazionale nell’area alpina occidentale è la varietà di personalità pittoriche che si riconoscono in un contesto estetico e culturale comune pur conservando ciascuna caratteristiche peculiari proprie.

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV sec

Rilevatore: Mario Busatto

Data ultima verifica sul campo: 2012-07-30T00:00:00

Allegato: aymo-dux-e-giacomo-jaquerio_2.pdf_0.pdf

Vedi anche: GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA DI MISSIONE

MACELLO, fraz. Stella (To). Cappella di Santa Maria Assunta.

Cappella di Santa Maria Assunta nella frazione Stella del Comune di Macello (To).

I primi decenni del XV secolo furono una stagione straordinaria per la pittura del Piemonte, felicemente inserito in un irripetibile contesto politico e culturale internazionale che comprendeva tutta l’area governata dal “bizzarro” duca Amedeo VIII di Savoia, detto “il pacifico”.
Amedeo VIII che divenne persino antipapa, con nome di Felice V, dominava, oltre al Piemonte, la Savoia e parte della Svizzera. La multinazionalità del suo ducato favoriva la fusione di culture vicine ma diversissime in un contesto di straordinaria ricchezza.
Amedeo VIII fu, tra l’altro, il fondatore dell’ordine militare di San Maurizio, poi trasformatosi nell’Ordine Mauriziano, al quale appartengono ancor oggi alcuni splendidi monumenti piemontesi.
Macello_affreschii_stella4Non a caso l’eccezionale fioritura pittorica di quel periodo viene definita gotico internazionale ed annovera, nel segno del più celebre esponente, ossia Giacomo Jaquerio, decine di altri artisti che hanno tramandato un patrimonio inestimabile.
Tra questi artisti, spesso ignoti, brilla Dux Aymo che ha lasciato la sua testimonianza più preziosa nella Cappella di Santa Maria Assunta della frazione Stella, poco fuori dell’abitato di Macello non lontano dal comune di Vigone e nella Cappella di Missione presso Villafranca Piemonte.

Vedi la scheda allegata con una presentazione dettagliata della Cappella Stella di Macello e quella di Missione a Villafranca Piemonte, … a cura di Mario Busatto.

Macello_affreschi_stella3Definire i rapporti tra l’arte di Giacomo Jaquerio e le opere di Dux Aymo o degli altri pittori contemporanei attivi nell’area alpina occidentale di Francia, Italia e Svizzera non è facile.
Sostenere che Jaquerio fosse una sorta di capofila sarebbe sicuramente azzardato ma è certo che sia i maestri di cui ci è stato tramandato il nome sia i numerosi anonimi che affrescarono, in quei decenni, le pareti di Chiese e Castelli si mossero nello straordinario ed irripetibile contesto del gotico internazionale secondo criteri ispiratori comuni a cui non erano certamente estranee la conoscenza reciproca, l’influenza della pittura lombarda e di quella borgognona.
Il realismo di Jaquerio si fonde così con la drammaticità del Maestro della Crocifissione (forse Antonius de’ Manzaniis)  nella Chiesa di San Sebastiano a Pecetto Torinese, l’arguzia divertita di Guglielmotto Fantini si sposa con la leggiadria di certe figure femminili nel Castello della Manta o con certe ascetiche immagini degli anonimi frescanti del monregalese.
macello-affCiò che sorprende ed affascina in questo gioco di reciproche influenze all’interno del gotico internazionale nell’area alpina occidentale è la varietà di personalità pittoriche che si riconoscono in un contesto estetico e culturale comune pur conservando ciascuna caratteristiche peculiari proprie.

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV se

Rilevatore: Mario Busatto

Data ultima verifica sul campo: 2012-07-30T00:00:00

Allegato: aymo-dux-e-giacomo-jaquerio_2.pdf.pdf

Vedi anche: GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA DI MISSIONE

Vedi anche: Antoine de Lonhy e la tradizione jaqueriana la Dormitio Virginis di Macello, Simone Bonicatto in “Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy”, a cura di Simone Baiocco e Vittorio Natale, Sagep Editori, 2021-22.

PRIOLA (CN), frazione Casario. Cappella di San Bernardo.

Dalla SS28, nel comune di Priola svoltare seguendo le indicazioni per il centro del paese; seguire poi per la frazione Casario lungo la SP292, superando le rovine del castello di Priola.

Poco prima di entrare nel paese, presso le prime case (la strada diventa Via della Costa) si nota sul lato sinistro della strada un cartello che riporta la segnalazione per la cappella di San Bernardo: il sentiero, percorribile a piedi in circa 15 minuti, porta alle rovine di una fortificazione e alla chiesetta.

Descrizione:

La cappella è stata realizzata, probabilmente alla fine del XIV secolo, installandosi sul perimetro di una struttura fortificata, verosimilmente reimpiegandone anche il materiale edilizio, con l’abside poggiante sui resti della torre circolare e su parte delle mura perimetrali.
La fortificazione presentava una torre circolare presso il lato Sud-Est (uno dei due lati minori), conservata per circa 1 m in elevato e dal diametro di circa 2 m. Da qui si sviluppava un corpo quadrangolare: la linea delle mura perimetrali si può ancora seguire se si osserva il terreno del prato antistante la chiesa con un po’ di attenzione; sul lato opposto alla torre, quello rivolto verso Nord-Ovest, i ruderi murari assumono un andamento che fa pensare all’esistenza di due torri semicircolari d’angolo.

L’interno della cappella campestre di San Bernardo è voltato a botte e presenta AFFRESCHI del XV secolo che raffigurano il Cristo Pantocratore e immagini di santi : sant’Antonio Abate, san Sebastiano, forse di mano di  Fra’ Enrico Biazaci, 1451, da verificare
Un altro affresco raffigura San Giorgio mentre uccide il drago al cospetto dei feudatari di Priola, affacciati a una finestra del castello. Quest’immagine è la raffigurazione più antica del maniero e richiamerebbe lo stile di Giacomo Jaquerio.
Gli affrechi sono stati restaurati nel 1999 dalla ditta Nicola Restauri.

Note storiche:

Il toponimo di “Petra Auriola”, da cui l’odierna Priola, compare per la prima volta nel XIII secolo nel cartario della Certosa di Casotto come luogo di stipula di vendite e donazioni a favore dei monaci (CONTERNO 1970, p. 387).

La sede pievana cui afferiva questo insediamento sparso doveva essere collocata entro l’attuale frazione di Pievetta già dal V secolo d.C., mentre a Priola, secondo le prime fonti medievali, era la sede della corte (RAVOTTO 2004, p. 32-33) incastellata.

In seguito all’espansione aleramica lungo il Tanaro, il comune di Priola entrò a far parte del distretto marchionale dei Ceva.

Nel 1225 Giorgio II il Nano vendette anche il feudo di Priola per ottenere da Asti aiuto militare contro l’alleanza tra il marchese di Ceva Guglielmo, i Clavesana e Mondovì; alla fine del XIII secolo però la città stessa vi infeudò nuovamente i marchesi di Ceva vincitori (CASALIS 1834, vol. II, pp. 14-15).

Nel corso del XIV secolo fu infeudato ai Pallavicino di Ceva, ramo cadetto della famiglia marchionale, signori del luogo e vassalli dei Savoia.

In documenti del XVII secolo la chiesa campestre di San Bernardo risulta sotto la parrocchiale di San Giusto, che a sua volta era stata attribuita dal vescovo di Asti ai monaci benedettini dell’abbazia di San Giusto di Susa già dal IX secolo (i resti della chiesa di San Giusto sono visibili lungo la SP292 immediatamente ai piedi del castello di Priola).

San Bernardo, in ogni caso, non deve essere molto anteriore al XV secolo: tra XV e XVI secolo sorgono infatti le numerose cappelle campestri del territorio di Priola (PALMERO 1998, p. 6).

Bibliografia:
 – BOCCARDO, Marco Il castello di Priola e il suo territorio: storia, restauro e valorizzazione. Rel. Tosco, Carlo Mario and Occelli, Chiara. Politecnico di Torino, 1. Facoltà di architettura , 2005
– PALMERO B., 1998, Schede storico-territoriali dei comuni del Piemonte. Comune di Priola.
– BERRA L., 1943, La strada di Val Tanaro da Pollenzo al mare dal tempo dei Romani al tardo Medioevo, in «BSSSAACn», 23, pp. 71-89.
– CONTERNO E., 1970, Frazionamenti di possessi e valori di terre nel XIII secolo: gli acquisti della Certosa di Casotto, in «BSBS», 68, pp. 377-413.
– CASALI G., 1834, Dizionario geografico storico-statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, vol. II.

Url: http://www.culturaterritorio.org/zfiles/CMAVT_10.htm

Note:
Notizie e fotografie tratte dai siti: http://www.culturaterritorio.org   e  http://www.prolocopriola.com

Fruibilità:
Per visitare la cappella, contattare il Parroco di Mursecco di Garessio, tel. 0174-88013.

Rilevatore: Angela Crosta

Data ultima verifica sul campo: 2011-03-08

PECETTO TORINESE (To). Chiesa di San Sebastiano (affreschi di pittori di scuola jaqueriana).

Localizzazione e recapiti: All’estremità meridionale dell’abitato attuale, presso il cimitero, si trova la chiesa romanico-lombarda di San Sebastiano, parrocchiale “ad antiquo“, dalla facciata spoglia, incentrata su un oculo ed un portale ogivale, che evidenzia lo spazio della nave centrale.

Descrizione: L’interno a tre navate – con abside rivolta a E e sistema costolonato ad archi ogivali e volte a crociera – è adorno di affreschi illustranti episodi della vita di San Sebastiano e di altri santi, di scuola lombardo-piemontese dei sec. XV e XVI; tra i primi, importante è la Natività di Jacopino Longo (1508) sulla controfacciata.
Alla parete destra, Madonna del Rosario, santi e devoti (1608).
Nel presbiterio, a sinistra dell’altare, Madonna col Bambino e santi (1681); sulla parete di fondo, grande Crocefissione (c. metà del sec. XV).
Sulla volta del presbiterio, affreschi di Guglielmetto Fantini (storie di San Sebastiano e di Sant’Antonio Abate, evangelisti), pittore formatosi sugli esempi di Giacomo Jaquerio).

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV – XVI sec.

Note storiche: Il luogo è legato alla storia territoriale di Chieri.
A S dell’abitato, nell’area oggi compresa tra la chiesa di San Sebastiano e la frazione di San Pietro, era l’insediamento di “Covacium“. menzionato nel 1064 tra i beni dell’abbazia di Nonantola, nel 1159 tra quelli dell’abbazia di San Solutore, quindi possesso dei Biandrate.
Nel 1224 gli uomini di “Covacium” vennero aggregati alla comunità di Chieri: la creazione nel 1227 di Pecetto quale borgofranco, con una torre di difesa, segnò la completa affermazione di Chieri contro i vescovi di Torino ed i conti di Biandrate, cui seguì il prevalere del nuovo insediamento sul precedente (testimoniato dall’elezione a pieve nel 1386).
Il borgo con opere difensive e ricetto passò nel 1542 sotto Torino.

Note: Una presentazione completa degli affreschi all’interno si trova nell’allegato studio di Mario BUSATTO dal titolo: “Nel segno di Jaquerio a Pecetto“.

Vedi anche l’allegato alla scheda dal titolo: “CHIERI (To). Duomo, la Cappella Gallieri”

Augusto CAVALLARI MURAT, Antologia monumentale di Chieri, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Torino 1969.

Parte V. Cicli di affreschi locali e collezioni di tavole transalpine nei due secoli dell’Umanesimo.
Nella prospettiva sociologica locale, la cromatica spavalderia del “Maestro di Chieri” è contestazione ai condizionamenti borgognoni ed alle riforme padane.
Negli affreschi di Pecetto la “bottega di Jaquerio” adatta popolarmente le proposte formali di Ranverso e di Pianezza con la vena cortese di Manta.
pagg. 72-76

Fruibilità: Chiavi presso il Comune, tel. 0118609218.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 2010-03-21T00:00:00

Allegato: nel-segno-di-jaquerio-a-pecetto.pdf

BRIGA MARITTIMA (F). Gli affreschi di Nostra Signora del Fontano,di G. Canavesio.

Localizzazione e recapiti:

Santuario di Notre Dame des Fontaine a Briga Marittina in Francia.

Descrizione:

Giovanni Canavesio è un pittore attivo nella seconda metà del XV secolo. Documentato a Pinerolo nel 1450 e poi, dal 1472 al 1500, nella Liguria occidentale e nel Nizzardo, eseguì ampi cicli di affreschi (nella chiesa di San Bernardo a Pigna 1482, nella Chiesa di Nostra Signora del Fontano a Briga, 1491-1492) e numerosi polittici. Si formò probabilmente nella cerchia di Giacomo Jaquerio, artista torinese, le cui opere sono inquadrabili nel Gotico internazionale, ma con accenti realistici di origine borgognona.

Vita ed opere
Polittico con San Domenico, i quattro dottori della Chiesa, Madonna col Bambino e santi, 1472, Taggia, chiesa del convento di San DomenicoLe notizie sulla sua vita sono piuttosto scarse. Sappiamo dagli archivi che nel 1450 teneva bottega a Pinerolo (ove è registrato come “maestro pittore”); nel 1472 era presente in Albenga assieme al fratello Giacomo, poi sino al 1500 si spostò con grande frequenza – esempio di atelier itinerante – lungo i crinali delle Alpi Marittime, firmando e datando le sue opere.
La firma (“Presbiter Johes canavesis”) posta sul polittico conservato alla Galleria Sabauda di Torino testimonia che, nel corso della sua vita, ebbe a prendere i voti.
Gli furono affidate commesse realtive a grandi cicli di affreschi le cui raffigurazioni pittoriche erano didatticamente pensate come “Biblia Pauperorum” ad uso dei fedeli. Agli affreschi si aggiungevano talvolta richieste di polittici destinati a decorare gli altari.
Tra i cicli di affreschi eseguiti da Canavesio in Liguria va ricordato quello della chiesa di San Bernardo a Pigna (1482) (Imperia) con scene della Passione e del Giudizio Universale e l’affresco araldico del 1477 presso il palazzo vescovile di Albenga.
Tra i polittici rimasti, oltre a quello della Sabauda, vanno menzionati quello nella chiesa del convento di San Domenico a Taggia (Imperia) (1472), quello che ora si trova nella chiesa dei Santi Giuseppe e Floriano a Verderio Superiore (Lecco) (1499) e quello, recentemente restaurato, nella parrocchia di San Michele a Pigna (Imperia) datato 1500.
Il grandioso ciclo di affreschi di Nostra Signora del Fontano è un unicum nella storia dell’arte rinascimentale. La piccola chiesa, che sorge in una valle verdeggiante ed aprica, presso una sorgente considerata sacra da genti liguri insediate nella regione sin dall’epoca protostorica, fu decorata su tutte le pareti interne con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Canavesio, nel disegno delle figure e nella pittura delle scene risente del citato Jaquerio: i personaggi sono espressivi, resi con piglio deciso, in qualche caso popolaresco, i tratti sono fortemente incisi ed angolosi, i colori non di rado terrosi, le ombre livide. A questo sanguigno realismo si compenetra una forte impronta simbolica nella scelta dei soggetti e soprattutto nel gioco di corrispondenze, simmetrie ed antitesi tra i differenti episodi.

Ne risulta una summa sacra ed esoterica, dovuta ad una committenza colta ed ai limiti dell’ortodossia: la committenza privilegiò una disposizione iconografica e la sottolineatura di significati che sorprendono. Infatti nel ciclo di affreschi è possibile rintracciare emblemi, archetipi, valori non apparenti che collegano l’antica sapienza egizia ed ermetica all’esoterismo cristiano. Notevoli le immagini codificate in alcuni riquadri o effigiate: lo svastica, l’urobouros, il quadrato magico, la tartaruga, l’albero della vita…
Alcuni particolari della realizzazione pittorica sono eccentrici o di difficile interpretazione: è il caso, ad esempio, di Satana che ostenta sul capo un basco, di Giuda dipinto con gli organi interni doppi.

Il ciclo di Nostra Signora del Fontano si può reputare un’enciclopedia del sapere esoterico, con qualche concetto “eretico”, riconosciuto come tale anche da esegeti cattolici.
Padre Benoit Avena, infatti, esaminando la rappresentazione di Giuda il cui corpo esanime è appeso ad un albero con foglie di olivo (albero della riconciliazione), conclude affermando: “La Chiesa ritiene che Giuda sia dannato. Il Canavesio sembra voler affermare il contrario… Non si deve piuttosto scorgere un desiderio profondo di nutrirsi forse pure contro la stessa Chiesa, della linfa vitale della Redenzione di Cristo Salvatore, del suo sangue versato per riscattare anche il più miserabile dei suoi fratelli?”.

E’ un’esegesi motivata quella di Padre Benoit Avena da puntuali riscontri tematici ed iconologici. E’ una lettura che, con competenza e dottrina, mette il luce il carattere eterodosso della composizione canavesiana, aprendo ad una riconsiderazione del messaggio salvifico di Cristo.
Sembrano dunque adombrate nell’originale complesso artistico, la salvezza universale, l’apocatastasi dopo la caduta.

Breve profilo artistico
La negazione di S. Pietro, scena del ciclo di affreschi nel santuario di Notre-Dame des Fontaines a Briga Marittima. Cresciuto nel contesto della pittura piemontese verso la metà del XV secolo, dominata dalla lezione gotica di Giacomo Jaquerio, Canavesio fece propri i canoni stilistici di una pittura religiosa che, per rispondere alla sua funzione pedagogica, deve rendere con immediata crudezza le passioni e dare forma grottesca alle malvagità dell’animo umano.
Il profilo artistico di Canavesio non va tuttavia confinato nella dimensione di un onesto frescante, che ripropone fuori tempo canoni stilistici ormai desueti. Egli si dimostra aggiornato sulla evoluzione delle pittura ligure avvenuta sulla scia di Vincenzo Foppa e per impulso, soprattutto, di Ludovico Brea; conosce la scuola provenzale dominata dalle figure di Enguerrand Quarton e di Barthélemy d’Eyck, e conosce (soprattutto attraverso opere a stampa di Israhel van Meckenem) l’arte nordica. Sorprende, nella inquietate rappresentazione del Giudizio Universale di Notre Dame des Fontaines, che la raffigurazione scheletrica della morte intenta ad abbracciare l’abisso infernale e la figura combattente di San Michele, siano una palese citazione tratta da tavole di analogo soggetto eseguite dai fiamminghi Jan van Eyck e Petrus Christus.

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: x

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
x

Note storiche:
x

Bibliografia:

– Vittorio Natale, Non solo Canavesio. Pittura lungo le Alpi Marittime alla fine del Quattrocento, in Giovanni Romano (a cura di) Primitivi Piemontesi nei musei di Torino, Fondazione CRT, 1996
– Veronique PLESCH, Painter and priest: Giovanni Canavesio’s Visual Rhetoric and the Passion Cycle at La Brigue, University of Notre Dame Press, 2006, 492p.
Luc THEVENON e Sophie KOVALEVSKY, La Brigue, arts et monuments, Nice, Serre, 1990, 111p.
– Padre Benoît AVENA, Notre-Dame des Fontaines. La chapelle Sixtine des Alpes méridionales, Borgo San Dalmazzo-Cuneo, edizioni Martini, 1989
– Elena ROSSETTI-BREZZI, Precisazioni sull’opera di Giovanni Canavesio: revisione critiche in Bollettino della Societa Piemontese di Archeologia e di Belle Arti, 1964
– Paolo FEDERICI, Una labile traccia indelebile, edizioni 0111, 2007, 208p.

Url: http://zret.blogspot.com/2008_07_01_archive.html

Note:
x

Fruibilità:
x

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 2010-11-27T00:00:00

RIVALTA DI TORINO (To), Chiesa SS. Vittore e Corona.

Fuori dal centro storico, arrivando da Rivoli prendere la SP 143 in direzione Rivalta, alla prima rotatoria che s’incontra svoltare alla quarta uscita che conduce in via S. Vittore, proseguire per circa 300 metri fino a trovarsi sulla propria destra la Chiesa e il campanile.

Tipologia dell’edificio:
Chiesa di epoca romanica, a pianta rettangolare, absidata ed ornata in facciata da un semplice motivo con due coppie di archetti semicircolari che terminano le lesene, a cui viene poi addossato il portico d’ingresso. Sul lato sud si erge il campanile, con lesene angolari, terminante con il vano delle campane, aperto verso i quattro punti cardinali.

Tipologia dell’opera:
Ciclo di affreschi della prima e della seconda metà del XV secolo, una particolare Madonna che allatta, una natura morta di carattere liturgico e il motivo decorativo della cornice.

Descrizione:
La produzione degli affreschi quattrocenteschi s’inserisce all’interno del gotico internazionale ed alcuni elementi fanno riferimento alla produzione del chierese Guglielmetto Fantini per le figure degli «iperbolici nasi fratturati e tali maschere della demenza bestiale» come anche «le barbe appuntite, i cappelli eccentrici […] un’antologia unica, per il realismo teatrato» di Giacomo Jaquerio nella precettoria di S. Antonio di Ranverso. (Gallo, 2003, p. 62).
Entrando nell’abside, a destra, sul piedritto dell’arco trionfale si trova la Madonna colta nell’atto di spruzzare il latte in bocca al Bambino, che si agita vivacemente, protetto dal mantello scuro, come in una nicchia. Alle spalle della Vergine è visibile una struttura architettonica, di due bifore gotiche, che si slanciano verso l’alto. Queste figure sono state attribuite da Augusta Lange ad un abile maestro ispirato ai modelli jaqueriani, per il trattamento delle vesti e per l’esecuzione dello sfondo architettonico (Gallo, 2003, p. 69).
Proseguendo verso sinistra nello sguancio sinistro della finestrella, che si apre tra San Paolo e il gruppo di apostoli di destra, si trova la natura morta di carattere liturgico: sono presenti due piccole ampolle per l’Eucarestia, un rotolo di pergamena, un aspensorio, una candela con due monete, il libro dei Vangeli ed una scatoletta per le ostie. Lo stesso motivo, leggermente variato, si ritrova nella cappella del castello di Fénis in Valle d’Aosta, che conserva opere di scuola jaqueriana (Gallo, 2003, pp. 68-69).
Dietro le ampolle ci sono delle piccole candele ed un cero votivo, riposto diagonalemente e dipinto ancora fumante con tutte le gocce della colatura della cera. Lungo l’asta del cero si vedono delle monete conficcate, poste in sequenza verticale. Osservandole con un forte ingrandimento risulta riconoscibile anche il loro conio […] Queste monete sono del tempo di Ludovico di Savoia (1434-1465) (Malafronte, 2008, pp. 83-84-85).
Inoltre la pregevole fascia decorativa a motivi cosmateschi, a tessere alternate bianche e nere, sullo sfondo bordeaux, che corre sopra la teoria degli apostoli, dividendola dal catino absidale e sulla volta, contornandola lateralmente, conduce allo stesso ambito culturale. Infatti esempi analoghi si trovano a Sant’Antonio di Ranverso, a Fénis, nel presbiterio di Pianezza, e nel chiostro dell’Abbazia di Abondance (Donato, in Canavesio W. et alii (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Torino 2000).

Articoli e Recensioni:
– P. Malafronte, Gli affreschi di San Vittore a Rivalta di Torino, Tesi di laurea rel. G. Romano, Università degli studi di Torino – Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2007-2008
– G. Pedrani, Gli ex voto di San Vittore. Storie di grazia e devozione, Alzani Editore, 2007
– E. Castelnuovo, L’arte e gli artisti ai tempi di Amedeo VIII in E. Pagella, E. Rossetti Brezzi, E. Castelnuovo, Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, Skira, 2006, pp. 163-171
– L. Gallo, Gli affreschi quattrocenteschi della Chiesa dei Santi Vittore e Corona di Rivalta di Torino,in Bollettino S.P.A.B.A.,nuova serie LIV-LV, 2003-2004, pp. 53-82
– AA.VV. Il Piemonte Paese per Paese, Rivalta di Torino, in La Grande Enciclopedia della tua Regione, n. 94, 2003, p. 167
– Tesori del Piemonte, Rivalta di Torino. Guida ritratto della città, Editris, Torino, 2002
– A. Lange, Gli affreschi di San Vittore di Rivalta Torinese, in Bollettino S.P.A.B.A.,n.s.XXXV-XXXVII, 1981-1983

Note storiche:
La chiesa romanica di inizio XI secolo è passata in possesso di molti personaggi fino a far parte dell’Abbazia cistercense di Rivalta.
Rifacimenti e sovrapposizioni successivi hanno stravolto l’originaria struttura: nel periodo barocco (fine XVII sec.) viene ampliata con due cappelle laterali simmetriche, due nicchie destinate ad ospitare altari minori e il portico in facciata, sulla quale è dipinto un San Vittore a cavallo con corazza, datato 1706.
Durante l’epidemia di colera del 1833 le pareti interne vengono ricoperte da un intonaco rosa, occultando  gli affreschi quattrocenteschi.
Sulla parete destra è stato recuperato il ciclo di affreschi raffigurante il martirio dei due Santi Titolari, che ricorda nel trattamento espressivo gli affreschi della Chiesa di San Giovanni ai Campi di Piobesi firmati da Giovanni Beltrami; mentre sulla parete sinistra il San Sebastiano, con abiti da cavaliere, si può confrontare con il San Vito di San Pietro in Pianezza.
Sono inoltre raffigurati San Martino, San Bernardino, un Santo Vescovo e San Giovanni Battista.
Nel catino absidale la decorazione presenta al centro il Cristo Pantocratore in mandorla circondato dai simboli degli Evangelisti e la teoria degli Apostoli ai suoi piedi.
Nella parte bassa del catino spiccano le figurei di San Vittore e di Santa Corona.
Sull’altare barocco è custodito in una nicchia, dietro la piccola pala, la statua del San Vittore che ogni anno viene portata in solenne processione alla chiesa parrocchiale.

Bibliografia:
– E. Pagella, E. Rossetti Brezzi, E. Castelnuovo, Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, Skira, 2006
– S. Baiocco, Il procedere degli studi sulla cultura jaqueriana, in W. Canavesio (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Beinasco 2000
– L. Bollosi, recensione della mostra Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale in “Prospettiva”, n.20, gennaio 1980, pag. 92
– E. Castelnuovo, G. Romano (a cura di), Giacomo Jaquerio e il Gotico Internazionale, catalogo della mostra , Torino 1979
– A. Griseri, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino, 1965

Note:
I restauri degli affreschi delle pareti laterali destra e sinistra sono stati eseguiti dal laboratorio Nicola di Aramengo (1998).
I restauri degli affreschi dell’abside (1996-1997), dell’affresco della facciata (2002) e dell’altare barocco (2000)sono stati eseguiti dal laboratorio Rava di Torino.
Gli interventi suddetti sono realizzati grazie al contributo della Regione Piemonte, del Comune di Rivalta di Torino e dell’Associazione “Partita di San Vittore”.
La stessa Associazione che cura le tradizionali manifestazioni in onore del Santo Patrono (maggio), denominate “La Sagra di San Vittore” si è anche occupata, negli ultimi anni di vari interventi di salvaguardia, studio, promozione e restauro nonché della conservazione dei 140 ex voto di proprietà della Cappella.

Fruibilità: visita su appuntamento: contattare l’Associazione Partita di San Vittore (tel. 011-9091186).

Rilevatore: Marina Fresia, Giulio Pedrani

Data ultima verifica sul campo: 2009-08-21

CHIERI (To), Battistero della Collegiata di Santa Maria della Scala.

Istituto geografico De Agostini, Atlante stradale d’Italia, foglio 21.

Chieri si trova sulla statale 10, a circa 18 chilometri da Torino, ed è raggiungibile anche uscendo al casello di Santena dell’autostrada Torino-Asti-Piacenza.

La Collegiata è situata in una piazza attigua a via Balbo, una traversa della centrale via Vittorio Emanuele II.

Descrizione: L’opera considerata si trova nel battistero annesso alla Collegiata.

Il ciclo della Passione è affrescato sul tamburo della cupola del battistero.

Il battistero, a pianta ottagonale, è esterno al corpo della chiesa, a cui è collegato. Sul tamburo della cupola sono rappresentate le scene della Passione di Cristo, entro archi a sesto acuto.

La narrazione ha inizio con la Resurrezione di Lazzaro e l’Entrata a Gerusalemme, prosegue in senso orario in quattordici riquadri, e culmina con la Crocifissione; ogni lato dell’ottagono contiene due scene, mentre la Crocifissione occupa un intero spazio.

La resa realistica ed espressionistica di alcuni personaggi, dai tratti caricati fino alla deformità, come nella scena di Cristo deriso o nella Crocifissione, sembra derivare direttamente dalla Salita al Calvario jaqueriana di S. Antonio di Ranverso.

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Torino e Valle d’Aosta, Milano 19765, pagg. 170-174.

Note storiche:

Il battistero fu costruito tra il V e il VI secolo, contestualmente alla chiesa adiacente, con materiale di recupero proveniente da un edificio romano, di cui oggi esistono alcuni resti nel piano sotterraneo.

Nel 1037 il vescovo di Torino Landolfo volle fondare una nuova chiesa dedicandola alla Vergine; anche il battistero fu interessato da questa opera di rinnovamento.

L’edificio attuale della Collegiata (impropriamente chiamata duomo), costruito sul sito della chiesa di Landolfo, venne iniziato nel 1405 e consacrato nel 1436.

Il battistero, che non fu interessato da questa ricostruzione, nel 1432 passò sotto il patronato della famiglia chierese dei Tana, che diede inizio a una importante trasformazione: il pavimento venne rialzato di circa un metro, la costruzione venne sopraelevata, fu costruita la cupola, inglobata esternamente nel tiburio coronato da pinnacoli.

In questa occasione il pittore chierese Guglielmetto Fantini (attivo tra il 1422 e il 1466) e la sua bottega affrescarono le scene della Passione sul tamburo della cupola; l’esecuzione degli affreschi risale quindi agli anni immediatamente successivi al 1432. Alla famiglia Tana si deve anche la commissione del fonte battesimale e del polittico con la Natività tra S. Giovanni e S. Tommaso, databili agli inizi del XVI secolo.
A Guglielmetto Fantini sono ora riconosciute opere in precedenza attribuite al cosiddetto Maestro di Pecetto, il cui nome convenzionale derivava dagli affreschi su una volta della chiesa di S. Sebastiano a Pecetto.

La figura del pittore chierese è stata identificata grazie alla firma da lui apposta sul trittico raffigurante la Madonna con Bambino, S. Giovanni Evangelista e S. Francesco d’Assisi, conservato al Museo Civico d’Arte Antica di Torino, forse commissionato dalla famiglia Tana per una loro cappella nella Collegiata di Chieri.

L’affinità della cultura di Guglielmetto Fantini con quella di Jaquerio è spiegabile con la presenza, documentata dalle fonti, del maestro torinese a Chieri.

Bibliografia:

– G. ROMANO, Scheda 11, in E. CASTELNUOVO – G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Palazzo Madama aprile – giugno 1979, Torino 1979, pagg. 185-187 (notizie sugli affreschi all’interno della scheda sul Compianto sul Cristo morto).
– M. DI MACCO – G. ROMANO, (a cura di), Arte del Quattrocento a Chieri. Per i restauri nel Battistero, Torino 1988.
– D. BIANCOLINI – G. PANTO’ (a cura di), Il Battistero di Chieri tra archeologia e restauro, Torino 1994.
– S. BAIOCCO – S. CASTRONOVO – E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea 2003, pagg. 120-123.
– S. BAIOCCO, Scheda 96, Scheda 97, Scheda 98, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO, Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, Torino 7 febbraio – 14 maggio 2006, Milano 2006, pagg. 169-170 (notizie sul pittore all’interno delle schede dedicate ad alcune sue opere).
– A. BOSIO, Memorie storico-religiose del Duomo di Chieri; pag. 125;
– Augusto CAVALLARI MURAT, Antologia monumentale di Chieri, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Torino 1969.

Battistero e Campanile si rinnovano per fungere da timbri significanti nell’arte e nella vita accanto al Duomo. II, 5, pagg. 34-37, vedi allegato.

Url: http://www.carreumpotentia.it

Email: sportelloturistico@comune.chieri.to.it

Note: I restauri iniziati nel 1964 hanno eliminato l’intonaco che copriva le pareti del battistero, e sotto il pavimento hanno portato alla luce resti romani e paleocristiani, insieme a una vasca battesimale del VII secolo, appartenente alla costruzione primitiva.

I restauri eseguiti negli anni ’80 hanno interessato gli affreschi e le strutture murarie, e hanno contribuito a ricostruire le vicende storiche del battistero.

Fruibilità:
La Collegiata e il battistero seguono un orario di apertura diurno, con chiusura nelle ore del primo pomeriggio.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-12-21T00:00:00

Allegato: battistero-collegiata.pdf

CHIERI (To), Duomo, Cappella Gallieri.

Centro storico, Piazza Duomo, all’interno del complesso del Duomo, alla base del campanile.
All’interno della cattedrale cittadina finita di costruire probabilmente dall’architetto Bernardo da Venezia nel 1437, a lato del presbiterio si trova il campanile, costruito dopo il 1365, alla cui base la famiglia Gallieri ha fatto edificare la propria cappella funeraria fra il 1414 e il 1418.

Descrizione: Ciclo di affreschi delle storie di San Giovanni Battista, evangelisti e personaggi biblici.

Il ciclo di affreschi si articola in 18 scene, che iniziano dalla parete di fronte all’ingresso, in alto con l’Annuncio dell’angelo a Zaccaria e la Visitazione di Maria ad Elisabetta per poi proseguire verso destra con la Natività del Battista e la Circoncisione.

Seguendo la cronologia del Santo, sulla parete dell’ingresso è stato affrescato San Giovanni che prega penitente nel deserto e successivamente mentre predica alla popolazione.
Le storie continuano sulla parete di fronte con il Battesimo dei seguaci nel fiume Giordano e con la scena, purtroppo molto rovinata, della Conversazione di Giovanni con altri personaggi. Sulla stessa parete si trova la presentazione al popolo di Gesù come Messia che viene a farsi battezzare.

chieri_duomoARCHEOCARTANella nicchia ricavata nel muro per il monumento sepolcrale di Guglielmo Gallieri è affrescato l’Agnus Dei in un tondo dell’abside e ai lati le scene del battesimo di Cristo e la Condanna di Giovanni ad Erode.
Segue l’imprigionamento del Battista nella fortezza di Macheronte, mentre nell’sottarco dell’ingresso sono raffigurate le due scene di Giovanni che dal carcere manda due persone da Cristo per sapere se egli è veramente il Messia e di seguito la Risposta di Gesù ai discepoli.
Le ultime due scene narrano del Banchetto, con Erode che offre a Salomè quanto desidera, della Decollazione del Santo e del suo seppellimento.
Sulla volta gli affreschi continuano con larghi bordi floreali di acanto intervallati da numerosi tondi con ritratti che possono essere attribuiti alla famiglia Gallieri.

Nella quattro vele della volta sono raffigurati gli evangelisti accompagnati dai simboli relativi e dai dottori della Chiesa. Tra questi si possono identificare San Marco con accanto Sant’Ambrogio e San Matteo mentre Luca e Giovanni sono quasi del tutto persi.

Nei pennacchi in basso sono dipinti otto personaggi dell’Antico Testamento tra cui si riconoscono Abacus, Abramo, Tobia, Mosè e Giona.
Nel basso sotto le storie del Battista, continua una serie di venti immagini di profeti, di re d’Israele e di patriarchi, affiancati dentro una cornice in prospettiva, contro uno sfondo a stelle che diventa il motivo decorativo anche della parte inferiore del muro.

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV sec.

Note storiche: La cappella Gallieri fu dipinta negli anni Venti del Quattrocento ma per diverse ragioni già alla fine del secolo si trovava in stato di abbandono tale che nel Cinquecento venne sconsacrata e adibita a magazzino.
Nel 1652 per permettere di collocare la scala del campanile è stato aperto il soffitto e per accogliere il materiale del deposito sono stati addossati alle pareti affrescate alcuni armadi.
Solo negli anni Cinquanta del Novecento si è intervenuti con il restauro e recupero degli affreschi.

Articoli e Recensioni:
– C. Zoia, Gli affreschi della Cappella dei Gallieri. Committenza e modelli figurativi a Chieri nel primo ventennio del ‘400 in G. Donato, La collegiata di S. Maria della Scala di Chieri, un cantiere internazionale del ‘400, Edizioni Mariogros, Chieri, 2006, vedi allegato: Gli_affreschi_della_cappella_dei_Gallieri di Chiara Zoia

 – S. Caselle, La Cappella dei Gallieri, Chieri s.d. 1960

Bibliografia:
 – P. Gaglia, Maestro della Cappella dei Gallieri 1415-1420 in E. Castelnuovo, G. Romano, Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Palazzo Madama aprile-giugno 1979, Assessorato per la Cultura, Torino, pagg. 390-391-392

 – AA.VV., Chieri, in “Il Piemonte, paese per paese” collana La grande Enciclopedia delle tua Regione, ed. Bonechi, vol.32, pagg.292-293

 – G. Romano, Tra la Francia e l’Italia note su Giacomo Jaquerio e una proposta per Enguerrand Quarton in AA.VV. Hommage à Michel La dotte, études sur la peinture du Moyen Age et de la Renaissance, Milano 1994, pag. 180

 – Augusto CAVALLARI MURAT, Antologia monumentale di Chieri, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Torino 1969, pag. 72-76.

Url: http://www.duomodichieri.it

Email: info@carreumpotentia.it

Note:
Nel 1878 il Bosio denuncia il cattivo stato di conservazione e sollecita un intervento, come anche il Valimberti nel 1928 ne segnala l’urgenza. In seguito alla descrizione dell’Olivero del 1939, la Brizio parla degli affreschi e li data verso la fine del XV secolo collegandoli a Sant’Antonio di Ranverso e a Pianezza.
Il Carità nel 1952 assegna i lavori a un frescante di San Francesco di Lodi per la presenza di elementi lombardi, anche se rileva un intreccio con l’attività di Jaquerio.
Nel 1960 Secondo Caselle, in occasione dei restauri, approfondisce gli studi senza riuscire ad identificare il pittore. Nel 1965 altri scritti riprendono l’attribuzione e secondo la Griseri il maestro dei Gallieri è di origine lombarda mentre la Malaton sostiene la provenienza da Lodi.
In ultimo il Cavallari Murat è orientato verso una provenienza lombardo-veronese.
Un possibile riferimento a Sant’Antonio di Ranverso è stato considerato per la serie di profeti biblici affacciati attraverso le incorniciature, presenti nei due siti e con strette somiglianze per la narrazione e l’originalità artistica.
Ulteriori agganci possono essere proposti anche con le Storie del Battista, nella cappella Provana di San Pietro in Pianezza, per somiglianze nei particolari dei ritratti dei volti di profilo, oltre alle stesse tonalità terrose e calde dei colori e il modo di rappresentare le architetture.

Vedi: Augusto CAVALLARI MURAT, Antologia monumentale di Chieri, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Torino 1969.
Parte V. Cicli di affreschi locali e collezioni di tavole transalpine nei due secoli dell’Umanesimo.
Nella prospettiva sociologica locale, la cromatica spavalderia del “Maestro di Chieri” è contestazione ai condizionamenti borgognoni ed alle riforme padane.
Negli affreschi di Pecetto la “bottega di Jaquerio” adatta popolarmente le proposte formali di Ranverso e di Pianezza con la vena cortese di Manta. pagg. 72-76, vedi allegato.

Fruibilità: La cappella è stata restaurata nel 2009.

Rilevatore: Marina Fresia

Data ultima verifica sul campo: 2009-01-23T00:00:00

Allegato: cappella-gallieri.pdf

Vedi anche video: https://ms-my.facebook.com/TurismoChieri/videos/979189329205895/

Vedi anche galleria fotografica: https://www.100torri.it/chieri-la-grande-pinacoteca/san-domenico-2/23-gallieri/

BASTIA MONDOVI’ (Cn), Chiesa di S. Fiorenzo.

Localizzazione e recapiti:
Istituto geografico De Agostini, Atlante stradale d’Italia, foglio 54.
Si arriva a Bastia uscendo al casello di Mondovì o a quello di Niella Tanaro dell’autostrada Torino – Savona.
La chiesa si trova fuori dell’abitato, vicino al cimitero, sulla strada che conduce a Niella Tanaro.

Descrizione:
Sulle pareti della chiesa, costituita da un’unica navata, gli affreschi sono suddivisi in 51 riquadri: sulla parete di controfacciata in nove riquadri sono rappresentati episodi della vita di Gesù, S. Lazzaro e una nobildonna; sulla parete di sinistra la passione di Gesù in 21 comparti; sulla parete di destra nove riquadri sono dedicati alla vita di S. Fiorenzo, altri 12 alla vita di S. Antonio Abate, mentre nella parte centrale sono affrescati il Paradiso con le opere di misericordia corporale, e l’Inferno con la cavalcata dei vizi.
Nel presbiterio sulla parete di fondo sono raffigurati al centro la Madonna in trono con il Bambino tra S. Martino e S. Fiorenzo, nel riquadro di sinistra il martirio di S. Sebastiano, in quello di destra S. Michele con S. Bartolomeo; nella parte superiore è affrescata la Crocifissione.
Sulla parete destra del presbiterio è rappresentato S. Giorgio, mentre sulla volta ci sono le immagini del Pantocratore e degli Evangelisti in trono.

Tipologia immagine: Affresco

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Piemonte, Milano 1976, pagg. 238-239.

Note storiche:
S. Fiorenzo, già parrocchia e ora cappella del cimitero, risale ai secoli XI-XII.
La chiesetta originaria è stata ampliata nel corso del XV secolo grazie a Bonifacio della Torre, alla cui famiglia Bastia era stata affidata nel 1409 dai Savoia.
L’ampliamento della chiesa e la ricchezza dei cicli affrescati si spiegano con la sua collocazione su una delle più importanti vie del sale, tramite di commerci tra il mare e il Nord e percorsa da numerosi viaggiatori.
All’interno del riquadro con la morte di S. Antonio Abate è leggibile la scritta: MCCCCLXXII DIE XXIII MENSIS IUNII HOC OPUS FECIT FIERI FACIUS TURRINUS.
La data del 1472 è forse riferibile solo al ciclo di S. Antonio Abate, attribuito al monregalese Giovanni Mazzucco o ad un artista a lui vicino.
La decorazione della chiesa è dovuta probabilmente all’attività di pittori itineranti che operavano in Liguria e nel Monregalese e risente, accanto a echi jaqueriani, di influenze provenienti dalla Liguria e dalla Lombardia.
Negli affreschi si sono rilevati (Griseri) la presenza di un’arte popolare “entro l’onda suscitata da Jaquerio” e rapporti con il teatro popolare; l’influenza del pittore torinese è stata ravvisata soprattutto nelle scene della Passione e dell’Inferno. Un precedente per gli affreschi di S. Fiorenzo è stato indicato nei dipinti della cappella di Missione di Villafranca Piemonte, dovuti ad Aimone Duce, pittore forse di origine pavese, la cui attività è testimoniata tra il 1403 e il 1461.

Bibliografia:
 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965, pagg. 96 ss, 131-132 n. 115.
– P. GASCO, (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Cuneo 1965, pagg. 49-54, Appendice a cura di G. RAINERI, pag. 4, 8.
– N. CARBONERI, Antologia artistica del Monregalese, Torino 1971, pagg. 20-23.
– A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO – G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Palazzo Madama aprile – giugno 1979, Torino 1979, pagg. 15-21.
– S. BAIOCCO – S. CASTRONOVO – E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea 2003, pagg. 135 ss.

Url: http://www.sanfiorenzo.org

Email: sanfiorenzo@infinito.it

Note:
Associazione culturale S. Fiorenzo O.n.lu.s.

Per prenotazione visite: e-mail: sanfiorenzo@infinito.it  – tel. 0174 60125 – 3384395585

Fruibilità: Per le visite rivolgersi all’associazione culturale S. Fiorenzo.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2009-02-28T00:00:00

CHIERI (To), Duomo, Cappella Tabussi.

Localizzazione e recapiti:

Centro storico, Piazza Duomo all’interno della Collegiata di Santa Maria della Scala (Duomo della città), sesta cappella della navata destra.
All’interno della Collegiata nella navata destra si trova la Cappella dei Santi Lorenzo e Martino.

La fondazione di tale cappella è stata voluta da Lorenzo Tabussi, tesoriere durante la riedificazione e ampliamento della chiesa (1405-1436).

Descrizione:

Affreschi che costituiscono parte di un ciclo dedicato alla vita della Madonna.

Sulla parete frontale della cappella sono illustrate all’interno di riquadri decorati, partendo da sinistra verso destra, le scene della Natività, dell’Adorazione dei Magi e della Presentazione al Tempio.
La scena centrale, la meglio conservata e di più facile lettura, racconta l’Adorazione dei Magi rappresentati in vesti regali, lunghi speroni e il capo coronato.

Nell’affresco Melchiorre, identificato nel personaggio con la barba bianca, è inginocchiato davanti alla Madonna e al Bambino nell’atto di offerta del recipiente con l’oro.

Baldassarre, dietro di lui, offre la mirra mentre Gaspare, imberbe tiene in mano una sorta di turibolo per l’incenso.

Durante l’ultimo restauro del 2005 sono stati ritrovati e recuperati, sul lato destro della parete sinistra, due  angeli musicanti  e alcuni frammenti di paesaggio agreste.
Al di sotto dei riquadri, la parte bassa della cappella è decorata da uno zoccolo raffigurante un finto velario di tonalità rossastra.

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: Tale ciclo, datato tra il 1428 e il 1436, è stato attribuito a Jaquerio o la sua bottega.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
Sulla cancellata della cappella si trova una breve descrizione della storia e delle opere conservate al suo interno.

Note storiche:

Nel dicembre 1981 dietro la pala dei Santi Lorenzo e Martino ai piedi della Vergine (attualmente collocato nell’attigua Cappella della Visitazione) sono tornati alla luce frammenti di affreschi di scuola jaqueriana raffiguranti la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio.

Restaurati già all’epoca del ritrovamento sono stati oggetto di un recente restauro conservativo terminato nel settembre del 2007.

Bibliografia:
 – S. Baiocco, Il procedere degli studi sulla cultura jaqueriana, in W. Canavesio (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Beinasco 2000,
– L. Bollosi, recensione della mostra Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale in “Prospettiva”, n.20, gennaio 1980, pag. 92,
– E. Castelnuovo, G. Romano (a cura di), Giacomo Jaquerio e il Gotico Internazionale, catalogo della mostra , Torino 1979,
– A. Griseri, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino, 1965

Url: http://www.carreumpotentia.it

Email: info@carreumpotentia.it

Note:

Articoli e Recensioni:
 – G.Carrù, E. Bassignana, Il Duomo di Chieri, la sua arte e i suoi Santi, Pro Chieri, Chieri, 1992,
– E. Bassignana, R. Toffanello, L’insigne collegiata di S. Maria della Scala, guida alla visita, Città di Chieri, 1998,
– G. Donato, La collegiata di S. Maria della Scala di Chieri, un cantiere internazionale del ‘400, Edizioni Mariogros, Chieri, 2006.

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Il recente restauro della Cappella eseguito dal restauratore Michelangelo Varetto è stato realizzato grazie al contributo dell’Associazione Culturale Carreum Potentia di Chieri.

Fruibilità:

Lun. 9-12;

mart.- merc.- giov.- ven.- sab.- dom. 9-12, 15-18.

Rilevatore: Marina Fresia

Data ultima verifica sul campo: 2009-01-31T00:00:00