PIANEZZA (To). Pieve di San Pietro. Scheda 2

Localizzazione e recapiti:

Si raggiunge Pianezza (325 slm) da Torino (13 Km.) percorrendo la statale n.24 oppure con i mezzi pubblici: pullman linea 32 e 34.
La Pieve si trova in via Maria Bricca.
Il termine “Pieve” nell’antichità indicava la comunità dei fedeli, in seguito designò l’edificio e il territorio in cui si era stanziata la comunità. L’abside, la volta e parte delle navate laterali sono affrescate da Giacomo Jaquerio e dalla sua scuola.

Descrizione:

La Pieve è il monumento più antico di Pianezza, la costruzione risale alla metà del XII secolo.
Sorge su un sito destinato al culto fin dall’antichità, ricco di reperti romani. E’ tipico delle Pievi del triangolo Asti-Torino-Casale  sorgere  su templi o edicole pagane. La costruzione si trova a strapiombo sulla Dora, lungo la cui riva correva la Via Francigena. La struttura della Pieve è a navata unica. La facciata è a capanna, ripartita da quattro lesene, ornata da archetti pensili sotto il profilo del tetto. Un arco in mattoni  sovrasta il portale, sostenuto da piedritti in cui le fasce di mattoni si alternano a quelle in pietra, formando un motivo decorativo semplice ma elegante.
Nel periodo gotico la Pieve fu ampliata col rifacimento dell’abside e l’aggiunta delle navate laterali. L’arretramento della navata destra, determinato dal crollo dello spigolo in prossimità del fiume per un probabile cedimento del terreno, non disturba l’equilibrio asimmetrico indotto dalla posteriore costruzione della facciata sinistra, gotica e chiusa sotto il tetto da una fascia di archetti trilobati in laterizio. Un rosone in marmo bianco, finemente traforato e fasciato da rossi motivi floreali in cotto, decora la parte sinistra della facciata. Per la costruzione si è fatto largo uso dei vicini ciottoli di fiume, a volte disposti a lisca di pesce.
La decorazione pittorica fu iniziata da Giacomo Jaquerio e dalla sua scuola nei primi decenni del 1400. La mano del maestro si evidenzia nella parete dell’abside con la Crocifissione e con le figure della Vergine, di San Giovanni, della Maddalena ed altre sante (scheda 1).
L’opera degli allievi si riconosce negli Apostoli del sottarco, negli Evangelisti della volta e nell’Annunciazione. Le storie di San Pietro e San Giovanni Battista, sulle pareti laterali, non più completamente leggibili, riprendono modelli utilizzati anche in altre opere. A Giacomo Jaquerio è attribuito anche il San Michele nel sottarco della navata sud (scheda 2).
La cappella di san Biagio è di altra mano meno felice. La cappella dei Provana, feudatari del luogo dal 1360, è affrescata da un pittore rinascimentale con scene della vita di San Giovanni Battista, delicati paesaggi e animali fantastici. La navata centrale conserva resti di affreschi fra cui un martirio di San Sebastiano attribuito a Aimone Duce (scheda 3).


Accanto al portale, un affresco cinquecentesco raffigura un santo protettore davanti ad un castello o ad una città in fiamme. E’ probabile che si riferisca ad un avvenimento locale.
Le vetrate istoriate dell’abside, il tabernacolo ligneo dipinto e il fonte battesimale sono stati trasferiti nei musei di Torino (G. Adorno – C. Bertolotto – A.R. Nicola- V. Parodi, Scoprire Pianezza, Tipografia FB, Alpignano 2003; Anna Maria Marcoccio, Pieve di San Pietro, Gli amici dell’Arte, Pianezza 2003).

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: x

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
x

Note storiche:

L’antica Pieve di san Pietro compare in un atto del 26 gennaio 1159 con cui Federico Barbarossa conferma a Carlo, vescovo di Torino, ampi diritti di giurisdizione pubblica sulla città e sul distretto che la circonda per dieci miglia, comprendendo Pianezza, il castello, la pieve e l’esercizio di ogni altro diritto riservato all’Imperatore ( Gabotto-Barberis, Le carte dello Archivio Arcivescovile di Torino fino al 1310, BSSS 36, Pinerolo 1906, doc.24,p.31ss).


Dunque la pieve era nata prima, quando fu costruita non si sa con certezza.


Il male peggiore per la pieve fu la drammatica fine della  funzione per cui era nata, cioè luogo di culto per tutti i pianezzesi. Fu il famoso Marchese di Pianezza Giacinto Siriana che, per favorire la sua politica, si ingerì negli affari ecclesiastici del luogo e fece togliere alla Pieve ogni giurisdizione sui fedeli di Pianezza spostando la titolarità di parrocchia alla chiesa di San Paolo.


La pieve divenne presto un peso di inutile e costosa manutenzione e fu troppo facile utilizzarla come ricovero di attrezzi agricoli.


Nella prima metà del XIX secolo, alla pieve furono sottratte le cinquecentesche vetrate istoriate e collocate in una abitazione privata  del re d’Italia.


Lo studio del monumento avvenne solo nel corso del XX secolo e nella primavera del 2002, l’Amministrazione comunale ha fatto eseguire i restauri degli affreschi (G. Adorno – C. Bertolotto – A.R. Nicola- V. Parodi, Scoprire Pianezza, Tipografia FB, Alpignano 2003).

Bibliografia:
– G. Adorno – C. Bertolotto – A.R. Nicola- V. Parodi, Scoprire Pianezza, Tipografia FB, Alpignano 2003
– Anna Maria Marcoccio, Pieve di San Pietro, Gli amici dell’Arte, Pianezza 2003
– E. Olivero, L’antica Pieve di Pianezza, ricerche storico-artistiche, Torino1992
– F. De Caria, D. Taverna, La Pieve di San Pietro, Pianezza 1994

Url: x

Email: unecon@unecon.org

Note:

http://www.borgodipianezza.it/pieve2.htm


http://www.provincia.torino.it/turismo/cittarte/2002/pianezza.htm


http://www.comune.pianezza.to.it/compaginagt.asp?id=645&S=4922&C=1

Fruibilità:
La pieve è aperta in occasione della manifestazione Città d’Arte. Si può richiedere di visitarla previa telefonata all’ufficio cultura del comune di Pianezza (t. 0119670204- 0119670217).

Rilevatore: Francesca Barzan (francescabarzan@virgilio.it)

Data ultima verifica sul campo: 2008-12-30T00:00:00

MONDOVI (Cn), Cappella di Santa Croce o di San Magno.

Localizzazione e recapiti:

Carta Touring Club Italiano 1:225000.


Si raggiunge Mondovì uscendo al casello di Mondovì dell’autostrada Torino – Savona, oppure da Cuneo percorrendo la statale 564.


La cappella si trova nella Borgata Santa Croce, sulla strada che collega Mondovì Piazza al santuario di Vicoforte.

Descrizione:

Le pareti della cappella e la volta a crociera sono interamente coperte da affreschi che rappresentano la vita di Cristo. Particolarmente interessante è la Salita al Calvario, sulla volta, che riproduce lo schema compositivo della Salita jaqueriana in S. Antonio di Ranverso: anche in S. Magno la scena ha inizio a sinistra con il gruppo delle pie donne e ha al centro la figura di Cristo, mentre lo sfondo è movimentato dalle lance.


Lo spazio  ristretto rispetto a Ranverso contribuisce a rendere la scena più statica e compressa.

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico:

Gli affreschi secondo A. Griseri sarebbero opera di un pittore della cerchia di Giovanni Mazzucco, attivo fin dal 1454 e documentato ancora nel 1491; l’esecuzione dell’opera sarebbe quindi da collocarsi nella seconda metà del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Piemonte, Milano 1976, pag. 276.

Note storiche:

Secondo alcune fonti, la cappella esisteva già nel 1297 e probabilmente apparteneva ad un convento di Domenicani, che si erano insediati a Mondovì fin dal 1247 fuori delle mura, e che nel 1395 si erano trasferiti sulla cima più alta del colle dove avevano edificato il nuovo convento e la grande chiesa di San Domenico che fu distrutta nel 1573 per far posto alla Cittadella.


La cappella era allora un piccolo spazio quadrato coperto con volta a crociera ogivale ed aperto sulla strada con arcata che probabilmente era chiusa solo con un cancello di legno.


Nei secoli XVII – XVIII venne ampliata sul davanti, protetta con un profondo portico e dotata del campanile trinagolare.


Semplice e ripetitivo il modello architettonico, molto diffuso nelle nostre campagne, è invece importantissimo il ciclo di affreschi che ricopre completamente lo spazio originario ed il sottarco di ingresso, specialmente per l’unità tematica, l’Esaltazione della Croce, e per la pregevole maestria dell’esecuzione che è ritenuta l’ultima fatica nota del maestro Antonio Dragone da Monteregale, che in una volta della vela lasciò due volte l’immagine del drago nero che era la sua firma.


Gli affreschi sono databili attorno al 1470.


Nella parete dietro l’altare è svolto il tema della Croce Vivente o "brachiale" tra S. Gregorio a sinistra e Bonaventura, non ancora santo, a destra. La rarissima iconografia, unica nel Monregalese, raffigura la croce a cui è appeso il Cristo che prolunga in forma di mano i suoi bracci: quella verticale, impugnando una chiave, apre la porta della "città celeste", il Paradiso; quella del braccio di destra pone una corona sulla testa della Chiesa di Cristo che ha alle spalle la Madonna; quella di sinistra infigge una spada nella testa incoronata della Sinagoga che cavalca un capro acefalo ed ha alle spalle Eva. Si ritiene che anche il braccio della croce infisso nel terreno, distrutto dall’altare barocco a parete, si prolungasse in una mano che scardinava la porta del Limbo, per liberare i giusti del tempo prima della Redenzione.


La complessa composizione è allegoria della supremazia della chiesa cattolica su quella ebraica ed espressione della violenta mentalità antisionista del Medioevo.


Nelle quattro vele della crociera saldate da vistosi crostoloni sono raffigurati il Cristo Pantocratore, la Flagellazione, la Salita al Calvario e la Deposizione dalla Croce, nella lunetta della parete di destra strumenti e simboli della Passione attorniano il Cristo che esce con il busto dal sepolcro con le braccia aperte, nella composizione abbastanza diffusa che è detta del Cristo di Pietà o anche Trofeo araldico delle Armi di Cristo; nella lunetta della parete di sinistra si dispiega una dinamicissima Resurrezione.


Altre raffigurazioni appaiono sulle due pareti laterali: una Madonna con Bambino tra i santi Pietro da Verona domenicano e Bernardino da Siena francescano, e sullo sfondo di una nicchia una delicata ed elegante S. Elena accanto alla croce ritrovata.


Una fascia che attraversa a mezza altezza le pareti laterali reca dei medaglioni rotondi con i busti degli Apostoli, sei per parte, collegati da bianchi cartigli con scritti i versetti del Credo, e nel sottarco di ingresso stanno, inquadrati in leggere edicole cuspidate, i santi Domenico e Stefano a sinistra e Francesco e Lorenzo a destra.

Bibliografia:

 – P. GASCO, (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Cuneo 1965, pagg. 3-7, e Appendice a cura di G. RAINERI, p. 8.


 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965, pag. 134 n. 125.


 – N. CARBONERI, Antologia artistica del Monregalese, Torino 1971, pagg. 23-25.

Url: x

Note:
x

Fruibilità:
Per la visita occorre rivolgersi a una persona che risiede nelle vicinanze.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 2008-12-01T00:00:00

BUTTIGLIERA ALTA / ROSTA (To), Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – Scheda 6 – Oratorio di Jean de Montchenu.

IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.

Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).
La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.
La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:
I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.

Oratorio di Jean de Montchenu (il primo dei due cellerari con questo nome): nell’oratorio (non aperto al pubblico) un affresco rappresenta la Crocifissione e tre santi, con Jean de Montchenu come offerente presentato dall’Arcangelo Michele; l’arcangelo vestito con una corazza di parata, coperto da un grande mantello, coronato da un diadema che reca in punta una crocetta gemmata, regge con la mano sinistra la bilancia..

Periodo artistico: Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Note storiche:
La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.
Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.
Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.
Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia: [si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].
 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965.
 – A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.
 – E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.
 – G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.
 – ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.
 – A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.
 – A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.
 – M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.
 – W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.
 – G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).
 – E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.
 – S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

Url: http://www.afom.it 

Email: info@afom.it

Note:
Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.
Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.
Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Fruibilità: L’oratorio non è aperto al pubblico.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30T00:00:00

BUTTIGLIERA ALTA – ROSTA (To), Precettoria di S. Antonio di Ranverso. Scheda 5 – Cappella adibita a Sacrestia

IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.
Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).
La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.
La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:
I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.

Cappella adibita a sacrestia: sulla volta sono rappresentati i quattro Evangelisti, ognuno dei quali è identificabile grazie al simbolo che gli è proprio e al cartiglio con l’inizio del Vangelo; sulla parete meridionale sono effigiati i santi Pietro e Paolo (vedi allegato).
Sulla parete orientale è affrescata l’Annunciazione, in cui le due figure della Vergine e dell’Angelo sono inserite ai due lati di una finestra aperta nella parte superiore della parete, che è sovrastata da un arco a sesto acuto; nella parte inferiore della parete è raffigurato Cristo nel sepolcro.
Sulla parete occidentale, sopra l’ingresso dalla navata, è rappresentata la Preghiera nell’Orto degli ulivi (vedi allegato).
La parete settentrionale è completamente occupata dalla Salita al Calvario, in cui il punto focale è dato dalla figura di Cristo; il racconto ha il suo esordio nel gruppo delle pie donne e della Veronica all’estrema sinistra, e prosegue con una serie di personaggi, che sono individuati attraverso i particolari dell’abbigliamento e mediante la caratterizzazione fisica e psicologica. Al di sopra delle teste le lance e gli stendardi contribuiscono al movimento della scena e danno profondità allo spazio (vedi allegato).

Periodo artistico: Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Materiale informativo ed illustrativo: Nel portico, presso la facciata dell’ospedale e all’interno della chiesa sono collocati pannelli illustrativi, realizzati a cura dell’Associazione Amici della Fondazione ordine Mauriziano (AFOM) e tradotti in francese e inglese da allievi del liceo scientifico Darwin di Rivoli. I pannelli sono stati dotati anche di QR Code.

Note storiche: La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti, (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.
Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.
Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.
Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia: [si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].
– A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965.
– A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.
– E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.
– G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.
– ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.
– A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.
– A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.
– M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.
– W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.
– G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).
– E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.
– S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

Url:  http://www.afom.it

Email: info@afom.it

Note: Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.
Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.
Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Fruibilità:
Orario invernale di apertura: 9-12, 15-17;
orario estivo: 9-12, 14,30-17,30; giorni di chiusura: lunedì e martedì.
Telefono 011 9367450.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30

Vedi allegato: Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi – Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1957 – Sant’Antonio di Ranverso, con tavole e immagini:
Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi 3 SAR
Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi 4 SAR

Vedi anche: Angela Crosta. Gli scorpioni di Ranverso.

BUTTIGLIERA ALTA/ROSTA (To), Precettoria di S. Antonio di Ranverso. Scheda 4 Parete Merid. Presbiterio.

Localizzazione e recapiti:

IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.


Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).


La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.


La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:

I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.


Parete meridionale del presbiterio: nella parete superiore gli affreschi sono suddivisi in tre registri; nella parte inferiore, la cui superficie è interrotta da un arcosolio e da due porte che introducono nella cappella adibita a sacrestia, è rappresentata un’unica scena.


I tre registri superiori mostrano episodi della vita di S. Antonio Abate: nei riquadri della fascia in alto Antonio, ascoltando l’omelia della messa, decide di abbracciare la vita monastica e affida la sorella a un convento di monache; nel riquadro intermedio abbandona i confratelli e si reca nel deserto, dove subisce le tentazioni da parte dei diavoli.


Nel registro inferiore è rappresentata la visita di S. Antonio a Paolo, un eremita più anziano di lui, con cui il Santo divide il pane portato da un corvo; nel riquadro successivo il Santo seppellisce Paolo, aiutato da un leone.


Alcune scene sono lacunose, mentre altre sono scomparse. Inferiormente, da destra verso sinistra, sono raffigurati una coppia inginocchiata con offerte, accanto alla quale si trova un bambino che reca un cero, e poi gruppi di pastori, anch’essi con offerte, che spingono davanti a sé capre e maiali.


Nell’arcosolio è rappresentato Cristo che si erge dal sepolcro, con accanto i simboli della Passione.


(Vedi anche altre schede)

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:

Nel portico, presso la facciata dell’ospedale e all’interno della chiesa sono collocati pannelli illustrativi, realizzati a cura dell’Associazione Amici della Fondazione ordine Mauriziano (AFOM) e tradotti in francese e inglese da allievi del liceo scientifico Darwin di Rivoli.

Note storiche:

La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti, (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.


Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.


Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.


Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia:

[si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].


 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965. 


 – A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.


 – E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.


 – G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.


 – ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.


 – A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.


 – A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.


 – M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.


 – W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.


 – G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).


 – E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.


 – S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

Url: http://www.amicibbaamauriziano.it

Email: info@amicibbaamauriziano.it

Note:

Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.


Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.


Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Fruibilità:

Orario invernale di apertura: 9-12, 15-17;


orario estivo: 9-12, 14,30-17,30;


giorni di chiusura: lunedì e martedì.


Telefono 011 9367450.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30T00:00:00

BUTTIGLIERA ALTA/ROSTA (To), Precettoria di S. Antonio di Ranverso. Scheda 3 Parete sett. Presbiterio.

Localizzazione e recapiti:
IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.
Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).
La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.
La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:
I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.

Parete settentrionale del presbiterio: nella zona centrale, tra due finestre, è rappresentata la Vergine con in braccio il Bambino che si sporge verso un donatore inginocchiato; la Vergine, alle cui spalle due angeli reggono un tendaggio, è seduta su di un trono, situato all’interno di una complessa struttura architettonica di stile gotico sormontata da alte cuspidi. Sulla superficie degli sguanci delle due finestre laterali sono dipinte figure di santi all’interno di edicole gotiche: nella finestra di sinistra S. Giovanni Battista e S. Antonio Abate, nella finestra di destra Santa Marta e Santa Margherita.
Lateralmente a queste figure sono rappresentati a sinistra l’arcangelo Michele e a destra i santi vescovi Nicola e Martino.
Sotto questa fascia vi sono sette figure di re e profeti dell’Antico Testamento; di essi, che in origine erano otto, soltanto il re Davide è identificabile nel personaggio rappresentato frontalmente con la corona sul capo.
Questo ciclo di affreschi è firmato da Jaquerio tramite un’iscrizione, posta sopra la fascia inferiore dei dipinti, che recita: [picta] fuit ista capella p[er] manu[m] Iacobi Iaqueri de Taurino.
(Vedi anche altre schede)

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:
Nel portico, presso la facciata dell’ospedale e all’interno della chiesa sono collocati pannelli illustrativi, realizzati a cura dell’Associazione Amici della Fondazione ordine Mauriziano (AFOM) e tradotti in francese e inglese da allievi del liceo scientifico Darwin di Rivoli.

Note storiche:
La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti, (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.
Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.
Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.
Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia: [si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].
– A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965.
– A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.
– E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.
– G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.
– ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.
– A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.
– A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.
– M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.
– W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.
– G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).
– E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.
– S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

Url: http://www.afom.it

Email: info@afom.it

Note: Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.
Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.
Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Fruibilità:

Orario invernale di apertura: 9-12, 15-17; – orario estivo: 9-12, 14,30-17,30; – giorni di chiusura: lunedì e martedì.

Telefono 011 9367450.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30

Vedi allegato: Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi – Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1957 – Sant’Antonio di Ranverso, con tavole e immagini:
Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi 4 SAR

BUTTIGLIERA ALTA/ROSTA (To), Precettoria di S. Antonio di Ranverso. Scheda 2 – Cappella di S. Biagio

Localizzazione e recapiti:

IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.

Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).

La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.

La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:

I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.

 

Navata destra, cappella di S. Biagio: sulla parete laterale restano tre episodi della vita di S. Biagio dei cinque originari.

Le due scene affrescate in alto, delimitate dagli archi, rappresentano a sinistra il Santo indenne tra gli animali feroci, a destra il miracolo del bambino liberato dalla lisca di pesce che lo stava soffocando; nel registro inferiore l’unica scena rimasta raffigura S. Biagio che si salva nel mare in tempesta, mentre i cattivi barcaioli annegano.

Su una delle due volte della cappella sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti, e all’interno di un medaglione è dipinto un ritratto che rappresenterebbe il pittore stesso.

Ai lati della finestra di fondo sono affrescati Santa Barbara e due altri santi.

(Vedi anche altre schede)

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico:

Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:

Nel portico, presso la facciata dell’ospedale e all’interno della chiesa sono collocati pannelli illustrativi, realizzati a cura dell’Associazione Amici della Fondazione ordine Mauriziano (AFOM) e tradotti in francese e inglese da allievi del liceo scientifico Darwin di Rivoli.

Note storiche:

La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti, (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.

Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.

Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.

Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia:

[si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].

 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965. 

 – A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.

 – E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.

 – G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.

 – ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.

 – A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.

 – A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.

 – M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.

 – W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.

 – G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).

– E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.

 

 – S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

 

Url: http://www.amicibbaamauriziano.it

Email: info@amicibbaamauriziano.it

Note:

Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.

Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.

Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Fruibilità:

Orario invernale di apertura: 9-12, 15-17;

orario estivo: 9-12, 14,30-17,30;

giorni di chiusura: lunedì e martedì.

Telefono 011 9367450.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30T00:00:00

BUTTIGLIERA ALTA/ROSTA (To), Precettoria di S. Antonio di Ranverso. Scheda 1 – Storie della Vergine

IGC 17 (1:50000) Torino – Pinerolo e Bassa Val di Susa – Precettoria di S. Antonio di Ranverso.

Per giungere alla Precettoria si segue la statale 25 del Moncenisio e, pochi chilometri dopo Rivoli Torinese, si imbocca sulla sinistra un viale alberato (indicazione Rosta).

La Precettoria è situata al centro di una zona agricola, tra i comuni di Buttigliera Alta e Rosta; il confine passa in corrispondenza del campanile.

La chiesa, all’interno della quale si trovano i cicli affrescati da Jaquerio, appartiene al complesso della Precettoria, in cui rientrano anche il convento, l’ospedale (di cui resta solo la facciata), e alcune cascine.

Descrizione:

I cicli affrescati da Jaquerio si trovano all’interno della chiesa, e precisamente: gli episodi della vita della Vergine nella terza cappella della navata sinistra; le storie di S. Biagio nella navata destra; la Vergine con il Bambino e santi, re e profeti dell’Antico Testamento sulla parete sinistra del presbiterio; episodi della vita di S. Antonio Abate sulla parete destra del presbiterio; nella cappella adibita a sacrestia sono affrescati l’Annunciazione, la Preghiera nell’Orto, la Salita al Calvario, S. Pietro e S. Paolo, gli Evangelisti.

Terza cappella della navata sinistra con le storie della Vergine: gli episodi della vita della Vergine, affrescati su tutte le pareti della cappella, iniziano dalla parete dell’altare con l’Annunciazione, proseguono ai lati dell’arcone d’ingresso alla cappella con la Visitazione e la Natività, sulla parete di fronte all’altare, in due registri sovrapposti, sono dipinte l’Adorazione dei Magi e la Presentazione al tempio; sulla sinistra della finestra è affrescata la morte della Vergine, e negli sguanci della stessa finestra sono ritratti S. Eutropio a sinistra e S. Dionigi a destra.

Della figura della Vergine sul letto di morte resta solo la sinopia.

(Vedi anche altre schede)

Tipologia monumento:

Tipologia immagine: Affresco

Periodo artistico: Gli affreschi di Jaquerio all’interno della chiesa sono stati eseguiti in momenti diversi, e si collocano nei primi decenni del XV secolo.

Cronologia: XV sec.

Materiale informativo ed illustrativo:

Nel portico, presso la facciata dell’ospedale ed all’interno della chiesa sono collocati pannelli illustrativi, realizzati a cura dell’Associazione Amici della Fondazione ordine Mauriziano (AFOM) e tradotti in francese e inglese da allievi del liceo scientifico Darwin di Rivoli.

Note storiche:

La cronologia attribuita agli affreschi poggia sul resoconto della visita pastorale del 1406, che descrive i lavori eseguiti, in esecuzione o previsti (in particolare interventi nella cappella con le storie della Vergine e nella cappella di S. Biagio) e sulle testimonianze tramandate negli archivi relative alle date dei soggiorni di Jaquerio a Torino.

Un ulteriore contributo può venire dalla presenza come cellerario a Ranverso del primo Jean de Montchenu, che rivestì la carica, come risulta dai documenti dell’ordine Mauriziano, dal 1430 al 1458.

Una prima fase di attività, tra il 1401 e il 1429, vede Jaquerio alternare soggiorni a Ginevra con altri a Pinerolo, come pittore di corte presso gli Acaia, e a Torino presso il duca di Savoia Amedeo VIII, dove riveste il medesimo incarico soprattutto dopo che, nel 1418, estintosi il ramo degli Acaia, i loro possedimenti passano ai Savoia.

Nella seconda fase, tra il 1429 e il 1453, anno della morte, sembra aver avuto residenza più stabile a Torino, quando ormai si era conclusa la fase più innovativa della sua opera.

Bibliografia:

[si citano solo alcuni tra i numerosissimi contributi dedicati all’intervento di Jaquerio].

 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, Torino 1965. 

 – A. GRISERI, Ritorno a Jaquerio, in E. CASTELNUOVO e G. ROMANO (a cura di), Giacomo Jaquerio e il gotico internazionale, Torino 1979, pagg. 3-29.

 – E. CASTELNUOVO, Giacomo Jaquerio e l’arte nel ducato di Amedeo VIII, ibidem, pagg. 30-57.

 – G. ROMANO, Storie della vita della Vergine, ibidem, pagg. 393-397.

 – ORDINE MAURIZIANO (a cura di G. GIACCAGLIA), Sant’Antonio di Ranverso, Cavallermaggiore 1990, pagg. 69-107.

 – A. GRISERI, A Ranverso con Jaquerio. Nuovi documenti, in AA.VV. Theatrum Mauritianum, Milano 1992, pagg. 13-27.

 – A. GUERRINI, Una nuova “Imago Pietatis”, ibidem, pagg. 56-58.

 – M. PICCAT, L’uomo con i chiodi nella Salita al Calvario, ibidem, pagg. 63-69.

 – W. CANAVESIO, (a cura di), Jaquerio e le arti del suo tempo, Torino 2000.

 – G. GRITELLA (a cura di), Il colore del gotico, Savigliano 2001 (per i restauri agli affreschi e alla chiesa eseguiti tra il 1999 e il 2001).

– E. CASTELNUOVO, L’arte e gli artisti al tempo di Amedeo VIII, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO (a cura di), Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, Ginevra – Milano 2006, pagg. 148-150.

 – S. BAIOCCO, S. CASTRONOVO, E. PAGELLA, Arte in Piemonte. Il Gotico, Ivrea, pagg. 107-114.

Url: http://www.afom.it

Email: info@afom.it

Note:

Nel 1911 sono stati avviati restauri, che hanno interessato la struttura della chiesa nel suo complesso; durante questo intervento sono stati scoperti gli affreschi delle storie della Vergine e della parete settentrionale del presbiterio, precedentemente coperti da uno strato di calce.

Questo ha permesso, grazie alla messa in luce della firma di Jaquerio, di attribuire al pittore torinese i cicli affrescati nella chiesa.

Un nuovo lotto di restauri è stato realizzato tra il 1999 e il 2001; gli affreschi jaqueriani interessati dall’intervento sono stati le storie di S. Biagio e le storie di S. Antonio Abate.

Vedi allegato:

Tre monumenti pittorici del Piemonte antico, a cura di Marziano Bernardi, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1957, Sant’Antonio di Ranverso, con tavole e immagini.

Fruibilità:

Orario invernale di apertura: 9-12, 15-17; orario estivo: 9-12, 14,30-17,30; giorni di chiusura: lunedì e martedì. Telefono 011 9367450.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 2008-11-30T00:00:00

AOSTA, Museo del Tesoro della Cattedrale – Crocifissione, Messale del vescovo Moriset.

Museo del Tesoro della Cattedrale
Nel 1985, nell’area del deambulatorio, venne realizzato il Museo del Tesoro: questo presenta una panoramica significativa dell’arte valdostana dei secoli XIII-XVIII, unendo ai pezzi del ricco tesoro della Cattedrale alcune opere d’arte provenienti da diverse parrocchie della Valle.

Descrizione:

GJ Aosta– Numero di cat. 20, messale del vescovo Oger Moriset, con una Crocefissione a piena pagina di Giacomo Jaquerio (1420-1422) (fonte TCI – Torino e Valle d’Aosta, pag. 574).

– da “Aosta Romana e Medievale“, di Vittorio Viale e Mercedes Viale Ferrero, Torino 1967, Istituto Bancario San Paolo di Torino – Tavola XVI – Cerchia di Giacomo Jaquerio: Crocifissione. Messale del vescovo Ogerio Moriset (altezza m. 0,43; larghezza m. 0,32). Circa 1430.

Tra i preziosi codici conservati nella Cattedrale di Aosta è un Messale pergamenaceo, che conta attualmente 196 fogli (7 del Calendario, 189 delle Messe), molti dei quali decorati da fregi miniati, a prevalenti motivi vegetali.
La miniatura tabulare (carta 99) rappresenta Gesù Crocifisso, tra la Vergine e San Giovanni; ai piedi della Croce è inginocchiato un vescovo orante, in piviale rosso broccato di trifogli d’oro. Questo particolare permette di riconoscere nel devoto Ogerio Moriset, vescovo di Aosta dal 1411 al 1433; a conferma ne compare a carta 96 lo stemma, d’azzurro con tre foglie d’oro.

Periodo artistico:

P. Toesca (1911) riferì il Messale Moriset ad “arte franco-provenzale”; V. Viale (1939) lo ritenne di esecuzione locale; A. M. Brizio (1942) segnalò nella miniatura tabulare della Crocifissione influssi jaqueriani. L’indicazione della Brizio fu ripresa da L. Mallé (1956) e ampiamente svolta da A. Griseri (1966) che rileva come la Crocifissione rientri “in area jaqueriana ad una data precoce… La pagina è intesa con tratto ispido e asprigno; spinose anche le stelle, a trapuntare il cielo. Il tutto risolto con modi appassionati… ansiosi, strettamente affini a Jaquerio”. Una affinità che non esclude del tutto esiti personali: come il fluire degli sguardi trascorrenti da Giovanni al Cristo, dal Cristo al donatore, dal donatore al Cristo, centro spirituale dell’immagine e perno, insieme, della trama compositiva. Isolata, nel contesto, è la Vergine: in una solitudine altamente drammatica, in un dolore tanto più straziante quanto meno esteriormente comunicato. Una invenzione davvero bellissima; che solo in parte si può riconnettere alla Crocifissione frescata nella cappella del castello di Fénis, del resto di non sicura autografia jaqueriana (si vedano le diverse opinioni, in proposito, di A.M. Brizio, 1942; N. Gabrielli, 1956; L. Mallé 1956, 1960, 1962; M. Bernardi, 1961; A. Griseri, 1966).

Rapporti, comunque, tra le due opere ne esistono; e si potrebbero estendere alla Cricofissione della Manta, rivendicata a buon diritto dalla Griseri come “purissimo Jaquerio”, se l’affresco della Manta non fosse, probabilmente, di data successiva a quella del Messale, eseguito al più tardi nel 1430-33.
A. Griseri ricorda come il ritratto del vescovo Moriset ai piedi della Croce sembri “sceso dagli affreschi ginevrini o di Fénis nelle Madonne di Misericordia”. La Madonna di Misericordia frscata nella cappella del castello di Fénis ha avuto una sola attribuzione a Jaquerio (e per di più “guardinga”) da parte del Mallé (1956) ed è molto variamente datata entro termini che vanno dal precose “forse prima del ’20 del Mallé (1962) all’avanzato “circa 1450” di A. Griseri. A favore della datazione tarda sta un fatto storico: nel 1451 Bonifacio II di Challant, “Seigneur de Fénis”, venne reintegrato da Luigi di Savoia nei suoi beni, confiscati in seguito alla sua partecipazione alla famosa congiura contro i Ciprioti. Poteva essere un’ottima occasione per celebrare la misericordia della Vergine, raffigurando sotto il suo manto tutto l’illustre parentado, vivi e morti, quasi ad anticiparne la futura riunione in un Paradiso ordinato ad immagine e somiglianza di società feudale. Ma in questo caso non bisogna ricercare a Fénis la fonte del ritratto del vescovo Moriset, bensì un prototipo comune alle sue opere.
Il Messale Moriset documenta, in ogni modo, come intorno al 1430 i modi jaqueriani avessero già valicato, nell’Aostano, le mura dei castelli feudali; vi si sarebbero ben presto irradiati in sempre più vasti echi e varie diramazioni.
I fregi che ornano il Messale sono d’altra mano di quella dell’artista che vi miniò la Crocifissione; sono di buona, ma non d’eccelsa fattura.

Cronologia: 1439-33

Note storiche:
Ogerio era nato a Conflans, in Savoia; nominato vescovo d’Aosta dall’antipapa Giovanni XXIII, lasciò questa sede nel 1433, trasferito alla diocesi di Saint-Jean-de-Maurienna. Morì nel 1441 a Basilea, dove seguiva i lavori del Concilio e dove fu sepolto (cfr. A.P. Frutaz, 1966).

Bibliografia:
– D. PLATANIA, Oger Moriset: l’intraprendenza di un vescovo, in E. PAGELLA – E. ROSSETTI BREZZI – E. CASTELNUOVO, Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali, Torino 7 febbraio – 14 maggio 2006, Milano 2006, pagg. 261-263.
– G. SARONI, Scheda 147, ibidem pag. 269; tav. 147 pag. 269.
– Vittorio Viale e Mercedes Viale Ferrero, Aosta Romana e Medievale, Torino 1967, Istituto Bancario San Paolo di Torino.
– Gabrieli B.O., Appunti sulla tecnica: Giacomo Jaquerio e dintorni, in: Palazzo Madama, Studi e notizie, anno III, numero 2, Torino 2012-2013,pp.178-217, il Messale è trattato alle p. 182-86
Cattedrale di Aosta. Museo del Tesoro. Catalogo, a cura di Enrico Castelnuovo, Fabrizio Crivello, Viviana Maria Vallet, Aosta 2013
– Garino L. (a cura di), Museo del Tesoro, Cattedrale di Aosta, Catalogo redatto a cura del Capitolo Cattedrale di Aosta, Aosta 2014

Internet:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_del_tesoro_della_cattedrale_di_Aosta

 – https://it.cathopedia.org/wiki/Museo_del_Tesoro_della_Cattedrale_di_Aosta

https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Aosta

Visita:-
in inverno, domenica e festivi, ore 15-17,30;
dal 1 aprile al 30 settembre, feriali 10-11,30 e 15-17,30, festivi 15 -17,30; lunedì chiuso.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 2011-09-04