NIELLA TANARO (Cn). Parrocchiale di Maria Vergine Assunta.
Istituto geografico De Agostini, Atlante stradale d’Italia, foglio 54.
Si arriva a Niella Tanaro uscendo al casello di Niella Tanaro dell’autostrada Torino – Savona.
La parrocchiale dedicata a Maria Vergine Assunta si trova nel Capoluogo, sede del municipio. Il comune di Niella Tanaro, formato da numerose frazioni, ha un’altitudine che varia da m 371 a m 600.
In età romana il territorio di Niella Tanaro era attraversato dalla via Bagienna (detta anche via Sonia) e successivamente, nel Medioevo, dalla via Palmaria, percorsa dai pellegrini, e dalla via del sale. Testimonianza nel paese del transito di fedeli sono probabilmente alcune delle cappelle e la citazione della presenza di un hospitale.
Dall’area verde circostante l’abside, lo sguardo può spaziare su di un meraviglioso ed intatto scenario costituito dai marnosi spaccati delle verdi Langhe, costellate di vigneti, castelli e torri, che si specchiano negli ampi meandri delle acque del Tanaro.
Le opere considerate si trovano nella sacrestia sinistra ed in quella destra. Nella sacrestia destra si conserva la testimonianza artistica più pregevole dell’edificio: gli affreschi tardo-gotici, risalenti alla seconda metà del sec. XV e restaurati nel 1991. Altri frammenti di dipinti del sec. XV sono stati scoperti nel 2002 in fondo alla navata sinistra, mentre nell’attigua piccola stanza adiacente al coro si conserva un significativo Cristo di Pietà.
L’affresco di Cristo nel Sepolcro è l’unico rimasto nella sacrestia sinistra. L’immagine, risalente alla seconda metà del XV secolo, ricorda nell’iconografia l’analoga figura affrescata da Jaquerio nella parte inferiore della parete destra del presbiterio nella Precettoria di S. Antonio di Ranverso: la vicinanza è data dall’atteggiamento di Cristo e dalla presenza dei simboli della Passione, anche se in forma semplificata rispetto a Ranverso.
Nell’affresco sono raffigurati, oltre la croce, diversi simboli della Passione, e precisamente: la corona di spina, il martello, la lancia, i flagelli, i chiodi, il bastone con la spugna, i dadi, le tenaglie, la brocca.
Curiosi i graffiti lasciati dai fedeli (ricorre frequentemente il cognome “Giacherio“), con datazioni dal 1500 al 1700, con un’originale preghiera in basso a destra e la tipica “giornata” stesa dal frescante.
Nella sacrestia destra la lunetta superiore rappresenta la Crocifissione, risalente alla seconda metà del ‘400 di autore ignoto.
L’iconografia richiama quella delle crocifissioni multiple ispirate al Parament de Narbonne ed è diffusa nel monregalese (San Fiorenzo a Bastia, Madonna della Neve a San Michele di Mondovì, Santa Croce di Mondovì, ecc.).
Al centro della scena Gesù Crocifisso, con gli angeli che raccolgono in calici il sangue che sgorga dalle ferite, tra i due ladroni (il cattivo ladrone Gestas, al quale un diavolo estrae l’anima dalla bocca ed il buon ladrone, Dysmas).
A destra del Cristo la Madonna viene consolata dalle pie donne (parte alquanto danneggiata dall’incendio del 1911). Ai piedi della Croce, sono raffigurati da destra a sinistra, il guerriero Longino con le mani giunte, Stephanon con la spugna infissa sulla canna, la Maddalena e S. Giovanni in preghiera. A sinistra una movimentata folla di personaggi, quasi estranei alla drammaticità della scena.: i farisei, riconoscibili dalla barba e dagli eleganti copricapo, alcuni guerrieri con le armature ed altri cavalieri. Sulla folla sventolano gli stendardi con la X, simbolo del Cristo (per alcuni studiosi potrebbe invece celare l’autografo di J. Jaquerio, con due J incrociate) e con lo scorpione, simbolo dei nemici di Dio. I cavalli, con il capo reclinato e lo sguardo pietoso, sottolineano la tragicità del momento. Da notare la tecnica di esecuzione a rilievo (colatura di gocce di calce calda) del bianco degli occhi di alcuni personaggi in primo piano e delle bardature dei cavalli.
Nella parte inferiore gli affreschi sono stati rovinati ed in parte distrutti in seguito alle modifiche strutturali subite dalla chiesa; a sinistra restano la testa e la mano di S. Domenico, a destra S. Michele Arcangelo.
Nelle figure ai piedi della Croce l’espressività dei volti e la volontà di individuazione delle varie fisionomie richiamano la jaqueriana Salita al Calvario nella sacrestia di Ranverso; un ulteriore elemento di somiglianza è dato dalla presenza, come a Ranverso, dell’immagine dello scorpione in un vessillo.
Cronologia: XV sec.
Materiale informativo ed illustrativo: Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Piemonte, Milano 1976, pag. 239.
Note storiche:
Non vi sono elementi per precisare la cronologia degli affreschi; la loro datazione si colloca nel XV secolo, probabilmente entro la metà o nella seconda metà.
Bibliografia:
P. GASCO, (a cura di), Antichi affreschi del Monregalese, Cuneo 1965, pag. 73, pagg. 76-80. Appendice a cura di G. RAINERI, pagg. 8-9.
Url: http://www.comune.niellatanaro.cn.it
Vedi anche: http://archeocarta.org/niella-tanaro-cn-chiesa-parrocchiale-di-maria-vergine-assunta/
Note: Gli affreschi della sacrestia destra negli anni Sessanta sono stati liberati dall’intonaco che li ricopriva e sono stati sottoposti ad un restauro, che ha eliminato anche le tracce dell’incendio subito dalla struttura nel 1911.
Fruibilità: Rivolgersi al comune di Niella.
Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti e Feliciano Della Mora
Data ultima verifica sul campo: 2009-03-07 – 16-06-2024






